Il futuro della mobilità urbana ha quasi duecento anni

Il futuro della mobilità urbana ha quasi duecento anni

Sembra una contraddizione, ma non lo è. Il tram, che molti consideravano un mezzo del passato, è oggi al centro dei piani di sviluppo delle principali città europee. E c’è un dettaglio curioso: alcuni dei vecchi tram di Milano continuano a viaggiare ogni giorno… a San Francisco.

Oggi, dopo decenni di smantellamenti, anche l’Italia sta tornando a investire nel tram. Non per nostalgia, ma perché è una delle risposte più concrete per ridurre traffico, emissioni e rendere le città più vivibili.

Per anni abbiamo pensato che il futuro della mobilità sarebbe arrivato solo attraverso auto elettriche, guida autonoma e tecnologie sempre più avanzate. Eppure uno degli strumenti più efficaci per trasformare le città esiste da quasi due secoli.

È il tram.

Nato nell’Ottocento e per lungo tempo considerato un mezzo superato, oggi il tram sta vivendo una nuova stagione di crescita in tutta Europa. Non è un caso: è elettrico, ha un’elevata capacità di trasporto, riduce il traffico privato e contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e degli spazi urbani.

Dall’abbandono alla rinascita

Nel secondo dopoguerra molte città europee, Italia compresa, hanno progressivamente smantellato le reti tranviarie per fare spazio alle automobili e al trasporto su gomma.

Oggi quella scelta viene ripensata.

Paesi come Germania, Polonia e Repubblica Ceca non hanno mai smesso di investire sui tram, mentre la Francia, negli ultimi trent’anni, ha ricostruito numerose reti tranviarie che erano state eliminate.

Il motivo è semplice: il tram rappresenta uno dei sistemi di trasporto urbano più efficienti e sostenibili.

Anche l’Italia cambia direzione

Anche nel nostro Paese è in corso una vera e propria inversione di tendenza.

Secondo il report “La nuova primavera del tram in Italia” pubblicato da Legambiente nel 2025, sono previsti 250 chilometri di nuove linee tranviarie, pari a un incremento del 63% rispetto alla rete attualmente in esercizio, con investimenti complessivi di 5,4 miliardi di euro, finanziati in parte attraverso il PNRR e in parte con altre risorse.

Le città protagoniste di questa trasformazione sono numerose: Roma, Milano, Bologna, Palermo, Padova, Firenze, Bergamo, Brescia, Napoli, Cagliari e Sassari, dove sono già in corso lavori o progetti di ampliamento delle reti.

Non si tratta soltanto di costruire nuovi binari, ma di ripensare il modo in cui ci spostiamo e viviamo gli spazi urbani.

Quando il trasporto pubblico funziona, i cittadini lo scelgono

I numeri confermano questa tendenza.

A Firenze, nel 2024, la tramvia ha superato 39 milioni di passeggeri, registrando una crescita dell’11,8% rispetto all’anno precedente.

A Padova, la linea SIR1 trasporta ogni giorno circa 33.000 passeggeri, rappresentando circa un quarto di tutti gli spostamenti effettuati con il trasporto pubblico locale.

Questi dati dimostrano un principio molto semplice: le persone sono disposte a lasciare l’automobile quando trovano un servizio pubblico efficiente, rapido e affidabile.

Innovare non significa sempre inventare qualcosa di nuovo

Siamo abituati ad associare l’innovazione a tecnologie rivoluzionarie e soluzioni futuristiche.

Eppure, spesso, innovare significa anche riscoprire ciò che nel tempo ha dimostrato di funzionare, aggiornandolo con tecnologie moderne e inserendolo in una visione più sostenibile delle città.

Il tram è uno degli esempi più concreti di questa filosofia.

È un mezzo che coniuga efficienza, sostenibilità e qualità urbana, contribuendo a ridurre traffico, emissioni e consumo di spazio pubblico.

Il futuro della mobilità non passa sempre dall’invenzione di qualcosa di completamente nuovo.

A volte passa dalla capacità di riconoscere il valore delle idee migliori, anche quando hanno quasi duecento anni.

E voi cosa ne pensate? Il ritorno del tram può davvero cambiare il volto delle nostre città o ritenete che il futuro della mobilità urbana passi attraverso altre soluzioni?

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